L’ARTE DI ADRIEN M E CLAIRE B

LA TRADIZIONE CIRCENSE E L’ELEGANZA DELLA DANZA SI ESPRIMONO ATTRAVERSO LA SOFISTICATA TECNOLOGIA CONTEMPORANEA, PRENDENDO VITA IN SPETTACOLI E PERFORMANCE DALLA SUGGESTIONE ONIRICA. L’EFFETTO È QUELLO DI UNA RAFFINATA SINESTESIA IN CHIAVE MODERNA.

Questa affascinante crasi performativa trova la sua genesi nella eterogeneità creativa di Adrien Modot e Claire Bardainne: informatico e giocoliere lui, scenografa e designer lei, lionesi, insieme dal 2010. Quello che i due artisti propongono da alcuni anni, attraverso performance come Hakanai o recentemente con Cinematique (2016) è il risultato poetico di una concentrazione di forze artistiche, il tentativo ben riuscito di una crasi tra realtà e finzione percettiva, una simbiosi uomo “macchina” che ricorda le metafore biologiche di Licklider e la cibernetica di Wiener, ai tempi in cui si profetizzava la relazione quasi emotiva tra l’essere umano e i suoi prodotti tecnologici.

E così gli spettacoli di Adrien M e Claire B sono il frutto di studi informatici e cinematica, il cui cervello prende il nome di eMotion – il software messo a punto dal duo francese – per mezzo del quale vengono progettate immagini grafiche di diversa tipologia (linee, forme geometriche, paesaggi naturali) in un sistema di interazione tra corpi in movimento e immagini virtuali.

Le mouvement de l’air, presentato durante la rassegna Romaeuropa Festival nel 2015, come Hakanai nel 2014, sviluppano così, tridimensionalmente, le proiezioni di un sogno, di ricordi infantili o desideri, materializzando una nuova realtà, che trova però le sue radici nell’osservazione della spettacolarità naturale: “cerchiamo di trovare tutto ciò che ci sembra magnifico nell’esistenza e di farne teatro” (Adrien Modot). Il digitale diviene così scenografia interagente, il paesaggio entro cui il corpo del danzatore racconta la sua storia: una narrazione in cui la coreografia e le musiche si pongono in una continua relazione di scambio con l’ambiente virtuale.

Ciò che si osserva è la volontà di suggerire un’aspirazione, il raggiungimento di una libertà attraverso la capacità di percepire più intensamente una delle possibili realtà, siano esse vere o immaginate. Le figure danzanti fanno esperienza di altri mondi, compiendo viaggi all’interno di paesaggi lontani che però suggestivamente Adrien M e Claire B ricostruiscono proprio sotto gli occhi dello spettatore: spazi cibernetici, caos di linee, cieli astratti, vortici di fumo, simulano sensazioni al limite tra realtà e dimensioni oniriche.

Gli spettacoli divengono la concreta immagine di una mescolanza di suggestioni, in cui si alternano elegantemente le radici di una cultura circense, ludica, legata all’immediatezza quasi irrazionale dell’infanzia e sofisticati sistemi di calcolo che mutuano però la loro essenza, divenendo il mezzo per racconti poetici, intrisi di una nostalgia tutta contemporanea, che svela un non sempre evidente utilizzo artistico della scienza informatica.

Non c’è priorità espressiva, laddove la danza, l’immagine e la musica raggiungono intensità autonome, attraverso meccanismi di improvvisazione in cui il mapping non prevede una pre registrazione ma un’animazione live.

Lo studio di Adrien M e Claire B, guarda probabilmente – in senso certamente più moderato – alla La lezione di Merce Cunningham, John Cage e Rauschenberg, volta alla massima resa di ogni espressione artistica, nel tentativo di liberare la danza da una subordinazione ai dettami dello spartito musicale e alla scenografia da balletto, con l’obiettivo di conferire la massima libertà ai singoli sistemi espressivi.

I corpi, le note e le immagini partono insieme, viaggiando però su direttrici parallele: ogni forma artistica sussiste autonomamente, rinvigorendo il proprio valore espressivo insieme alle altre, in un elegante scambio ritmico.