PANDAGUNDA

REDMILK HA INTERVISTATO ASHRAF KHOFFASH, AKA PANDAGUNDA, VISIONARIO VISUAL ARTIST E GRAPHIC DESIGNER DI ORIGINE PALESTINESE. QUI CONDIVIDE CON NOI LA SUA STORIA, PROGETTI PASSATI E FUTURI, INTERESSI E SPERANZE PER L’ANNO NUOVO.

 

redmilk_pandagunda-interview_imgParlaci di te, del tuo lavoro e del tuo background:

Mi chiamo Ashraf Khoffash, meglio conosciuto come Pandagunda, sono nato in Palestina e sono un visual artist. Dopo la laurea ho lavorato per un po’ di tempo come interior designer finché non mi sono trasferito in Europa per allontanarmi dai conflitti che affligono la Palestina. Per un anno ho vissuto a Parigi per poi trasferirmi definitivamente in Svezia, dove ho iniziato a lavorare come freelance digital artist.

 

Qual è stato il progetto più entusiasmante che ti ha visto coinvolto quest’anno?

Sicuramente realizzare il promo per Rihanna per i VMAs. È stato divertente ed emozionante principalmente perchè mi ha dato l’occasione di raggiungere un pubblico più vasto. I riscontri positivi mi hanno dato la spinta per continuare ad impegnarmi nei miei progetti artistici. Ci sono anche altri lavori che saranno svelati prossimamente, per Vancouver Sleep Clinic e Jonsi dei Sigur Rós.

 

Lavorare al promo di Rihanna ha cambiato qualcosa nel tuo approccio al lavoro?

Mi ha dato maggior sicurezza e consapevolezza. Sono sempre molto concentrato ma al tempo stesso mi chiedo spesso cosa pensarà il pubblico del mio lavoro. Collaborare con un personaggio del calibro di Rihanna mi ha tolto molti dubbi, mi ha fatto sentire sollevato, oltre ad aprirmi ad un pubblico più vasto nel mondo della digital art.

 

Hai progetti in cantiere per il prossimo anno?

Ci sono alcuni progetti personali in programma per il 2017, tra cui alcuni cortometraggi in cui sperimenterò con le animazioni. E come anticipavo al momento sono impegnato su un progetto con Vancouver Sleep Clinic.

 

C’è un’opera d’arte a cui ti senti particolarmente legato? Perché?

“Saturno che divora I suoi figli” di Francisco Goya. È un’opera piena di tensione e ansia. La prima volta che l’ho vista mi ha letteralmente shockato.

 

Da dove nasce il tuo interesse nello scomporre e ricomporre i soggetti delle tue opere?

Amo stravolgere le forme convenzionali e sovvertire le regole. Cerco sempre di presentare una nuova prospettiva e spostare il punto di vista con cui siamo abituati ad osservare ciò che ci circonda. All’inizio lavoravo principalmente alla scomposizione di ritratti e volti. Era un periodo di esplorazione personale, mettevo continuamente in discussione la mia identità in quanto essere umano. Quando ho lasciato la Palestina per l’Europa, questo conflitto d’identità ha lasciato una sorta di crepa nell’immagine che avevo di me stesso.

L’accettazione e/o il rifiuto della realtà che ci circonda ha un impatto profondo sull’anima e la mentalità di un essere umano. Nel mio caso ha avuto importanti ripercussioni sul mio lavoro.

 

Questo mese RedMilk ha come focus l’analisi delle varie interpretazioni del concetto di bellezza. Cosa significa per te?

Credo che la bellezza sia insita nell’essere umano, nell’empatia nei confronti del prossimo e nel vedersi per ciò che si è realmente. Siamo creature intelligenti che possono trasformare il pianeta in una società ideale se solo agissimo in maniera più consapevole. Dovremmo guardare oltre le differenze sociali e religiose e imparare ad amarci per ciò che siamo. Siamo davvero fortunati di poter vivere in un’era moderna caratterizzata dal costante sviluppo scientifico, medico e tecnologico. Abbiamo tutto ciò che ci serve per sopravvivere e vivere in armonia. Dobbiamo solo riuscire a riconoscerci in quanto esseri alla pari.

 

Come definiresti la tua estetica?

Come un sogno ad occhi aperti. Cerco sempre di catturare quelle idee che si trovano a metà tra il coscio e l’inconscio. Come la sensazione che si prova poco prima di addormentarsi.

 

Qual è l’immagine (un dipinto, una foto, il frame di un film, ecc…) che ha avuto l’impatto più forte su di te e sul tuo lavoro?

Dovendo scegliere direi la scena della ragazza nel termosifone del film di David Lynch “Eraserhead”.

 

Se potessi avere una conversazione immaginaria con tre artisti, icone o personaggi famosi, vivi o morti, con chi vorresti parlare e di cosa??

Con David Lynch parlerei della vita e dell’arte.

Con Fyodor Dostoyevsky dell’umanità.

Mentre con Louis C.K parlerei di qualsiasi cosa!

 

Dicci qualcosa in più sui tuoi interessi:

– libro preferito: Delitto e Castigo

– copertina di un disco: LP1 di FKA twigs

– poster di un film: The Lobster

– serie tv: Twin Peaks

 

 

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