STUDIOMOBILE

STUDIOMOBILE È UNO STUDIO DI DESIGN FONDATO DA ANTONIO GIRARDI E CRISTIANA FAVRETTO NEL 2007, CHE CONCEPISCE LA PROGETTAZIONE COME UN CAMPO OLISTICO DOVE SI FONDONO ARCHITETTURA, ARTE, TECNOLOGIA ED ECOLOGIA URBANA. E' MOBILE PERCHÉ SPOSTA TRA LE VARIE DISCIPLINE CHE INCLUDONO IL MIX DI SOFTWARE, IL PENSIERO CREATIVO, DI ARTIGIANATO, DI LABORATORIO-ATTIVITÀ, DI RICERCA CULTURALE E SOCIALE E QUANT'ALTRO È NECESSARIO PER CREARE SOLUZIONI MULTIFUNZIONALI E IMMAGINARI INNOVATIVI

Li ho incontrati diversi anni fa a Venezia, oggi li ritrovo per parlare di natura con loro a Milano durante il disallestimento di Jellyfish sulla Darsena.

Studiomobile: perché il connubio architettura ed ecologia urbana?

Il legame che lega artificio a natura è un tema importante, che da sempre ci pone grandi interrogativi. Le relazioni tra ambiente e uomo sono molteplici ed in evoluzione continua, ancor di più oggi che il nostro ecosistema è minacciato da cambiamenti climatici e da una popolazione mondiale in costante aumento. Questi fattori ci portano a ripensare le nostre città dal punto di vista non solo della qualità urbana ma anche dal punto di vista sociale ed economico. Le piante, i sistemi viventi, loro possono insegnarci ad evolvere in modo più efficiente e meno impattante!

Qual è stato il primo progetto che combinava architettura e natura?

Il primo progetto a cui lavorammo su questo tema si chiama Seawater Vertical Farm ed era un progetto dichiaratamente utopico che consisteva in enormi torri del vento per la coltivazione urbana nei paesi Arabi. Al tempo lavoravamo a Dubai e il tema della sicurezza alimentare e della scarsità di acqua emergeva come uno dei problemi centrali del paese. Entrambi però abbiamo – dai tempi dell’università – amato il lavoro dei Site: un collettivo di architetti, artisti ed urbanisti che furono pionieri nel ripensare il rapporto tra città e ambiente costruito.

Networking Nature è stato esposto alla Biennale di Venezia nel 2012. Quali sono le peculiarità dell’installazione?

Networking Nature è un paesaggio che racconta uno scenario futuro, ma nemmeno troppo lontano, in cui natura ed ambiente costruito si fondono. I cambiamenti ambientali hanno ridisegnato questo nuovo paesaggio in cui le comunità si ritrovano a dover far di necessità virtù e sopravvivere utilizzando risorse che a noi sembrano inutilizzabili. Come l’acqua salata. NN (Networking Nature) infatti è un piccolo ecosistema, che vive grazie all’acqua di mare. All’interno di una vasca riempita di acqua salata, alcuni distillatori solari estraggono acqua dolce sfruttando il calore generato da piccole lampade. L’acqua non viene prodotta in un unico grande impianto ma in piccole e diffuse infrastrutture ecologiche connesse ad un network che grazie a dei sensori è in grado di distribuire l’acqua dolce dove c’è bisogno.

Pnat, cos’è, com’è nata e cosa vi ha portato a fondarla?

Pnat è per noi un sogno che si avvera. E’ la prima start up italiana, spin off dell’Università di Firenze, dove botanici, biologi ed architetti collaborano per cercare risposte alle domande che il mondo contemporaneo si pone. Cosa mangeremo quando saremo 10 miliardi di persone nel mondo? Dove recuperemo l’acqua? Come si evolverà l’agricoltura o l’urbanistica? Il team è composto oltre che da me e Antonio, dai botanici Camilla Pandolfi, Elisa Azzarello, Elisa Masi e dal Professor Stefano Mancuso, una delle personalità più autorevoli nell’ambito delle scienze vegetali.

La vostra ultima opera Jellyfish Barge è arrivata a Milano. Come funziona?

Jellyfish è il primo progetto di Pnat ed è una serra modulare galleggiante in grado di generare l’acqua e l’energia di cui ha bisogno utilizzando esclusivamente il sole. E’ un sistema in grado di produrre cibo locale e fresco anche per comunità che non hanno accesso a terreni agricoli e ad acqua dolce. E’ stato in Darsena nuova a Milano fino a fine ottobre come evento patrocinato dall’Expo.

Quale elemento della natura vi rappresenta meglio come individui?

Stiamo da poco lavorando alla nuova identità visiva di Pnat. Abbiamo scelto come elemento che più ci rappresenta le venature delle foglie. Dal punto di vista geometrico sono delle costruzioni meravigliose in grado di creare dei pattern incredibilmente complessi. Dal punto di vista funzionale sono un vero e proprio network per la distribuzione dei nutrienti. Non a caso il loro disegno assomiglia incredibilmente alle più moderne concezioni di infrastrutture per il trasporto di dati ed energia.

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