#C2C14

CLUB TO CLUB FESTIVAL PER LA QUATTORDICESIMA VOLTA TORNA AD ILLUMINARE TORINO E GLI AMANTI DELLA MUSICA ELETTRONICA. E CON UN NUOVISSIMO HEADQUARTER FIRMATO ABSOLUT SYMPOSIUM. QUI I NOSTRI HIGHLIGHTS DEL FESTIVAL

Pensavamo che avremmo ricordato C2C14 per chet faker. Perché il producer della scena indipendente australiana è l’artista del momento. Perché crea atmosfere intime, delicate, con richiami ad una electro-soul dalle linee vocali che si ispirano all’R&B. Invece il live di apertura di Club To Club Mercoledi 5 Novembre all’Hiroshima Mon Amour è scarico di energia e poesia, non ha nulla a che vedere con quello della sera prima al Fabrique di Milano dove 3.000 persone, nonostante la pioggia battente, si sono ritrovate nel nuovo locale milanese per un’ora da sogno di canzoni cantate insieme all’artista e melodie gospel dai ritmi dance. ‘Built On Glass’, arrivato ora dopo un anno di attesa, è il classico disco su cui schiacci ‘repeat’ senza pensarci due volte. Torino risponde in modo diverso, con disinteresse e maleducazione a tratti. Anomalo e contraddittorio visto che la città ha da sempre una comunitá di artisti indipendenti ipersviluppata ed attiva.

Pensavamo che avremmo ricordato C2C14 per Jungle. Che ci piacciono da sempre. Ed erano in Italia per il loro grande debutto italiano. Ma venerdi al Lingotto – dopo quasi un’ora di sound check e 4 canzoni – hanno lasciato il palco e l’amaro in bocca a chi come noi aveva grandi aspettative per il loro show. Per fortuna prima di loro il sempre bravissimo Evian Christ e il nostro Franco Battiato nazionale, unico nel suo genere, che con il progetto Joe Patti’s Experimental Group riscopre la musica elettronica e sperimentale a cui l’artista ha nel tempo dedicato un’ampia e dirompente produzione.

Pensavamo che avremmo ricordato C2C14 per SBTRKT. Il live è bello e con un sound finalmente piacevole dopo lo show ‘pesante’ di Clark ma l’impianto di Club To Club gracchia ad ogni synth; il problema persiste nel corso della serata e l’acustica non è delle migliori ma nonostante questo il set – mai deludente – del tedesco Apparat comincia la grande celebrazione di #BerlinWall25. Che continua con Recondite e Marcel Dettman che chiuderà il festival alle 6.20 (per recuperare qualche momento di empasse del famigerato impianto audio). Per fortuna c’è sempre l’alternativa Sala Rossa creata dall’immancabile Red Bull Music Academy.

Credo ricorderemo C2C14 maggiormente per Absolut Symposium. Ogni festival che si rispetti dovrebbe avere il proprio hotel. Perchè diventa la casa degli artisti e fucina di jam sessions inattese: quella di Chet Faker nella Jam Room – con ben 18 strumenti acustici provenienti da tutto il mondo che erano a disposizione da provare soli o in ensemble – giovedi in tarda mattinata è stata memorabile). Perchè diventa luogo di aggregazione per addetti ai lavori e non. E perchè tra un prelibato cocktail preparato dal mixologist di turno alla Andy Warhol Room (la stanza che Absolut Symposium aveva riservato al padre della Pop Art) e la Clubbing Recovery Room a piano terra non ci si poteva annoiare. L’AC hotel, ex fabbrica di inizio novecento, scelto per l’operazione, si è prestato bene a diventare per 5 giorni l’headquarter di Club To Club, il vero cuore pulsante del festival.

Hotel completamente svecchiato e reso originale dal tocco del team Absolut Italia: 30 stanze finemente ri-decorate, frasi di benvenuto nello specchio e di buonanotte sul soffitto, gadget personalizzati. E poi una giostra con cavalli e cigni – come quelle di una volta – e appassionanti partite di calcetto balilla. Praticamente un simposio perfetto.

 

Ora vogliamo un Absolut Symposium anche a Milano. Subito.

 

 

Testo Emanuela Virago

Foto courtesy di Andrea Macchia per Absolut Italia