GIA COPPOLA

NATALIA BONIFACCI INCONTRA GIA COPPOLA AL PACIFIC DINING CAR A L.A. PER REDMILK MAGAZINE. LA LORO AMICA COMUNE E MIGLIORE AMICA DI GIA, L’ATTRICE NATHALIE LOVE, RAGGIUNGE LE RAGAZZE PER IL BRUNCH. È SABATO. IL FILM DI GIA ‘PALO ALTO’ È ANDATO IN ONDA LA SERA PRIMA IN CINEMA SELEZIONATI. DAVANTI A UN PIATTO DI UOVA ALLA BENEDICT E IN UN CLIMA SERENO E A SUON DI RISATE LA GIOVANE SCRITTRICE E REGISTA CONDIVIDE CON NATALIA IL SUO PUNTO DI VISTA SUL SUO FILM, IL LAVORO CON JAMES FRANCO E IL RESTO DEL CAST, I SUOI PENSIERI E ISPIRAZIONI

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Descrivi la tua Palo Alto in tre parole
G: Senza una precisa direzione. Divertente. Emozionante (lei è incredibilmente pacata nel suo modo di parlare).

Se dovessi spiegare che cosa fai per vivere ad un bambino piccolo, che cosa le/gli diresti?
G: Non riesco nemmeno a descrivere quello che faccio a un adulto! Ti rechi in un salone di bellezza durante la settimana e ti chiedono ‘Non lavori oggi?’ e io rispondo ‘No…’ (scoppiamo tutti a ridere). Direi ‘Io faccio cinema e racconto storie con le immagini’.

Quale è stato l’incontro più influente nella tua carriera?
G: Quando ho incontrato James (Franco – Natalia meets James), perché è stata una delle prime persone che ha creduto in me e mi ha dato una così grande opportunità. Prima di incontrarlo facevo le cose solamente con i miei amici. Mi ha davvero dato una opportunità, che non avevo davvero mai avuto prima. Penso che sia stato cinque anni fa, perché avevo appena finito il college ma ci è voluta una vita far funzionare le cose. Infine circa un anno o due anni fa abbiamo ottenuto il finanziamento, perché ha fatto questo film chiamato ‘Homefront’ che è servito come finanziamento ‘Palo Alto’. Nessun altro ha voluto finanziare il film, perché ero una regista esordiente, il materiale era misterioso e quindi abbiamo voluto usare adolescenti che non hanno realmente recitato prima. E’ stato difficile coinvolgere persone che volessero sostenerlo.

Perché hai voluto utilizzare adolescenti che non hanno realmente recitato prima?
G: C’è qualcosa nel raccontare una storia di adolescenti utilizzando adolescenti reali che manca nei film e nei programmi tv di oggi perché tutti gli attori hanno 27 anni… Il modo in cui un adolescente trasmette se stesso è così unico che non riesci davvero a comprenderlo se non sei un adolescente. Jack Kilmer, che interpreta Teddy, non aveva mai recitato prima e lui era al suo ultimo anno di scuola superiore durante le riprese del film. Era perfetto per quella parte.

Quando eri una bambina cosa volevi fare da grande?
G: Nat, che cosa volevo essere? Mi sento di dire che hai sempre saputo di voler fare l’attrice (si sono conosciute quando avevano 7 anni), e quando ero piccola non avevo idea…

N: Sì, ma penso che tu Gia abbia sempre avuto questa sorta di malizioso spirito creativo (ridiamo tutti, Nathalie è incredibilmente divertente). Penso che il suo percorso per diventare regista e ancora prima una fotografa è stato molto naturale, perché ha sempre avuto una fantasia molto infantile e una giocosità verso se stessa. Il modo in cui osserva il mondo è molto singolare. Così mi sento di dire che non sapesse quello che voleva fare, ma è stato sempre molto chiaro che lei avrebbe dovuto fare qualcosa del genere.

Grazie, Nat. Immagino che essere parte di una tale eredità nella produzione del cinema abbia i suoi pro e i suoi contro. Quale è il più bell’aspetto, e quale aspetto è stato il più difficile da superare, nel tuo percorso per diventare regista?
G: C’è sicuramente da impegnarsi tanto per essere all’altezza e c’è ancora più pressione che arriva dal mio background. Allo stesso tempo, le porte si aprono un po’ più facilmente, ma in realtà tutto ciò mi spinge solo a dimostrare che io ho la mia voce. Voglio fare questo per conto mio. La mia famiglia è molto di supporto e ho così tante persone meravigliose a cui rivolgermi per un consiglio. E ‘stato interessante ora comunicare con loro su un piano diverso, perché diciamo che mi sento ora di capire di che cosa stanno parlando quando parlano dell’aspetto commerciale dei film/del business dei film.

Perché sei cresciuta sentendone parlare…
G: Posso dire di averlo appreso  anche attraverso la mia esperienza, quindi tutto ha più senso adesso. Questo film è stato veramente piccolo. Stavamo tutti indossando tanti cappelli diversi. Eravamo solo un gruppo di amici, che stanno insieme e fanno qualcosa, quindi la pressione del mio background non è stata da me molto sentita in quel momento. Mi è stato possibile sentirmi libera dal punto di vista creativo, perché non pensavo alle conseguenze  di ‘Chi lo guarderà? ‘ e ‘Come le persone reagiranno guardandolo? “, quindi sono molto grata per questo. Credo che sia stato probabilmente perché James è stato insistente che abbiamo mantenuto questo  (film) molto piccolo, quindi tutta questa pressione può solo che calare.

Pensi che sia stata una scelta consapevole da parte sua?
G: Si. Penso di sì, perché ti costringe a pensare fuori dagli schemi e a essere creativo permettendomi anche di  sperimentare lo spirito di squadra. Non sempre arrivi a sperimentarlo. Si diventa come una famiglia in circostanze molto estenuanti e in un clima di reciproco aiuto. Molto triste è stato quando abbiamo finito le riprese. I due ragazzi (Jack Kilmer e Nat Wolff) hanno vissuto a casa di mia mamma, li portavo a casa alla fine della giornata e uscivamo tutti insieme a cena con mia mamma. Era come un accampamento. Abbiamo girato per poco più di un mese, non sembra un periodo cosi lungo, ma a me è sembrato un capitolo così lungo.

Hai diretto tua mamma (Jacqui Getty) nel film. Come è stato?
G: Molto divertente. Sapevo che sarebbe stata una brava attrice. Volevo davvero che fosse lei ad interpretare quella parte, anche se non voleva farlo, e continuava a pensare ad altre persone che potessero interpretarla. Alla fine sono riuscita a convincerla. Dopo ogni ciak mi guardava e mi chiedeva ‘Ho fatto bene?’ e (con voce arrabbiata) ‘Mamma, stiamo ancora girando, non si può guardare attraverso l’obiettivo della macchina fotografica!’ (tutti scoppiamo a ridere) . Per questo motivo, ci è voluto un po ‘per convincerla a fingere che non fossimo lì.

All’inizio del film c’è l’immagine di un frullato rosa versato sul cemento, dura pochi secondi. Non so perché ma quella sorta di  ‘insignificanza che rende speciale’ mi ha fatto pensare a quest’altra immagine, a un pallone in un autolavaggio che si muove lentamente in uno dei tuoi lavori precedenti. Ho pensato ‘Questo è così Gia’. Quali sono i tuoi pensieri su questo?
G: Hai perfettamente ragione riguardo a ciò. Quella era solo una fotografia che volevo vedere ma stavo usando una videocamera per immortalarla. Io amo il mio professore Stephen Shore del Bard College. Lui è un fotografo che ammiro e tutto il suo approccio consta nel prendere questi piccoli banali oggetti o scenari della vita quotidiana e renderli affascinanti. Credo, proprio  perché lo ammiro tanto, che questo sia il modo in cui mi piace vedere il mondo. Penso che tutto sia interessante e racconti una storia.

Ieri stavo facendo una camminata con la regista Francesca Gregorini. Ha menzionato quanto amasse il film e quanto il tuo approccio verso le scene di sesso mostrasse il tuo talento. Dopo aver visto ieri sera ‘Palo Alto’ ho capito cosa volesse dire… immagino che dirigere una scena di sesso possa essere difficile, qual è stato il tuo approccio?
G: Mi sento di dire che le scene di sesso nei film sono molto standard e non molto interessanti per me. Ammiro Godard, Fellini e registi che sono un po’ più astratti. Trattavo materiale che era al di fuori della mia comfort zone ma ho dovuto trovare un modo per farlo funzionare con la mia gamma creativa. Questo è stato il mio approccio, essere in grado di sentire ciò che il personaggio stava attraversando piuttosto che vedere l’atto stesso. Soprattutto nel personaggio di Emma Roberts, April. Il tutto è affrontato dalla sua prospettiva. Mi è piaciuto anche avere l’opportunità di essere visivamente creativa e quello è stato un buon posto per metterlo in pratica. Nathalie (Love) ha avuto un ruolo importante in questo. Quando ho letto il libro ho pensato ‘Wow, questo è materiale intenso, non so come lo  farò’. Nathalie mi ha detto che avrei dovuto affrontarlo quasi come se fosse una sfida con me stessa. Lei mi ha detto che non avrei dovuto mostrare nulla di speciale. Quello è stato un momento molto cruciale che ha cambiato il mio punto di vista su come procedere.

N: è a questo che servono i migliori amici (tutti scoppiamo a ridere).

Nat, puoi descrivere l’approccio alla regia di Gia? (Nathalie Love ha una parte nel film)
G: Faresti meglio ad essere buona (ride).

N: Lei era orribile, un tiranno di regista (ride). No, sai, c’era una certa energia sul set, l’ha descritta abbastanza bene nelle sue risposte finora. Penso che Gia abbia davvero avuto un’energia e una generosità contagiose sul set. Mi sentivo molto al sicuro, c’era possibilità per tutti di giocare in un certo senso, di vivere veramente in quel mondo. Non era intimidatorio o spaventoso. Ho avuto questo piccolo momento ma mi sono sentita veramente come un’infermiera in quel momento (ridacchia in modo molto simpatico). Conosco Gia da così tanto tempo, sono così orgogliosa di lei per tutto quello che ha fatto negli ultimi anni. Sono curiosa di vedere quello che farà in futuro.

Qual è la qualità più sexy in una donna?
G: La fiducia in se stessa.

Qual è la qualità più sexy in un uomo?
G: Quando qualcuno mi ispira, quando imparo qualcosa di nuovo da qualcuno, per me è molto eccitante. Qualcuno che è intelligente (si ferma per un secondo). E creativo.

…e il più grande difetto di un uomo?
G: Narcisismo.

Qual è la tua qualità migliore e qual è il tuo più grande difetto?
G: Questi sono difficili (sorride). Mi sento di dire che il mio obiettivo ultimamente è quello di essere onesta e aperta, ci sto provando. Spero di riuscirci. Credo che la mia qualità peggiore sia l’essere a volte egoista.

Qual è la qualità che ammiri di più nelle persone e quale quella che ti piace meno?
G: Il senso dell’umorismo. Odio quando le persone sono snob e sentenziose.

Se potessi fare una cena immaginaria e invitare sette persone, vive o morte, conosciute oppure no, chi inviteresti?
N: Tu faresti bene a invitarmi…

G: Vorrei portare Nathalie con me (ride). Ho appena finito di leggere questo libro su Andy Kaufman, lui sì che sarebbe cool. Forse Cleopatra, mi sono sempre chiesta come fosse. Kubrick. Forse Garry Winogrand, lui è un fotografo. Ho appena letto qualcosa su Paddy Chayefsky, era un grande sceneggiatore, ma non so se sarebbe di buona compagnia (ridacchia) ma era un grande scrittore. Wow. Questa è una così bella  domanda, vorrei avere il tempo di pensare veramente a chi potrei invitare (si ferma). Marlon Brando.

Qual è la cosa che preferisci del tuo lavoro e che cosa ti piace di meno?
G: La cosa che preferisco è quella di riuscire lavorare con altre persone e conoscere altri campi di interesse. Quando faccio un film mi capita di sperimentare nuovi luoghi e immergersi in materiale a me talvolta sconosciuto, ma faccio ricerche e imparo cose nuove in un certo senso. La parte più difficile… Voglio dire, lo amo e lo odio… è la parte della scrittura, perché è molto solitaria e consiste solamente nel sedersi in una stanza da soli per tutto il giorno. Ma allo stesso tempo le possibilità sono infinite, si può sognare quello che si vuole. ‘Voglio andare nel sud della Francia’ e in un attimo tu sei lì (sorride).

Cosa ti fa ridere?
G: Nathalie. Nessuno mi fa ridere più di Nathalie.

Che cosa è l’amicizia per te?
G: Essere in grado di comunicare con qualcuno al di là delle parole, almeno con Nathalie è così. Mi sento come se potessimo riprendere dove ci siamo lasciate, non importa quanto tempo sia passato.

Di quale oggetto personale non potresti fare a meno?
G: Nathalie! Mi sono appena trasferita a New York, perciò è stato davvero difficile per me stare lontano dalla mia migliore amica, è come se fosse la mia casa.

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