INGA SAVITS HANON

Candela Novembre incontra per RedMilk Magazine Inga Savits Hanon, modella che ha fatto diventare la sua passione per le scarpe un vero e proprio lavoro. Dopo anni trascorsi sulle passerelle più importanti del fashion system, Inga è diventata una designer di calzature molto femminili e ricercate.

Qual è la prima cosa che fai quando ti svegli?
Durante la settimana la prima cosa che faccio è controllare l’orario e pensare subito ai miei impegni. Mentre le mattine del fine settimana guardo l’orologio e penso “Ok, posso stare un’altra ora e mezza nel letto”, poi arrivano i gatti e mia figlia e il giorno inizia.

Qual è l’ultimo film che hai visto?
Qualche giorno fa ho visto un bellissimo film italiano intitolato “Educazione Siberiana”, con John Malkovich e alcuni attori baltici e russi. Il film, gli interpreti, la storia e la fotografia sono strepitosi.

Se tu fossi un colore oggi, quale saresti?
Potrei essere un blu denim, dato che sono giorni e giorni che lavoro con tessuti jeans per un progetto. In questo momento mi piace tanto e trovo che sia un colore molto estivo.

Quando hai iniziato la tua carriera di modella?
Sono stata fermata mentre camminavo in Estonia da alcuni agenti che stavano cercando nuovi volti per un’agenzia francese. Dopodiché sono andata direttamente a Parigi.

Quando è iniziata la tua passione per le scarpe?
Penso da molto piccola. Sono cresciuta in Unione Sovietica dove la varietà di scarpe non era molta e avendo un piede particolare non era così facile trovarne, perciò ho iniziato a immaginare come le avrei volute. Quando avevo otto anni mia nonna me ne regalò due paia delle sue, un modello pump degli anni 50 con punta tonda e grosso tacco e un paio di ballerine. Nella mia prima collezione ho ridisegnato il mix di queste due scarpe chiamandole Valentina, proprio come lei. La mia passione si è evoluta con il tempo, ho studiato prima per diventare stilista a Tallinn e poi, girando il mondo come modella, ho avuto occasione di imparare tanto nell’ambito della moda. Quando ho iniziato a lavorare con Versace mi sono completamente appassionata ad accessori e scarpe.

Ti ricordi qual è il primo paio di scarpe che hai comprato?
Certo! Le ho comprate a Milano durante una fashion week invernale. Cercavo degli stivali alti stile cavallerizza e ne ho trovati un paio di Dries Van Noten neri con ricami color rosso.

E il primo paio di scarpe che hai disegnato?
Oh yeah. Era il modello “Raquel”, che è diventato il mio tratto distintivo. Per realizzarlo ho pensato a un tipo di calzatura adatta al periodo tra l’estate e l’inverno. È quella parte dell’anno in cui non vuoi le dita scoperte, ma allo stesso tempo vuoi che che circoli aria. Il primo modello Raquel è stato realizzato in cavallino con una stampa leopardo. Ora lo sto creando con colori classici, perché è difficile trovarli. Raquel ha sia il tacco alto che quello basso, sto anche lavorando per realizzarne una versione sportiva.

L’ispirazione ti arriva oppure la cerchi?
Entrambe le cose. A volte basta camminare per trovare qualcosa di interessante. Negli ultimi tempi, sto guardando molto le donne: quello che indossano, come si muovono sui tacchi, come potrei cambiare le loro scarpe, ecc. Ogni tanto quando ascolti buona musica o guardi un bel film l’idea ti arriva. È molto importante fissarla subito sulla carta.

Giochiamo a immaginare lo shooting ideale per la tua collezione. Scegli fotografo, location, stagione dell’anno, prodotto e modella…
Penso già di avere il team ideale. Lavoro sempre con Oskar Cecere, un fotografo bravissimo che ho conosciuto appena mi sono trasferita a Milano. Lui sa interpretare me e le mie idee. Spesso le modelle sono mie amiche e sono felice di rivederle dopo tanto tempo. Il fatto che io le conosca così bene mi aiuta perché so perfettamente come devono essere le luci, il trucco, lo styling che le renderà ancora più belle. Io ho una precisa idea dell’immagine che voglio dare e mi diverto molto in questo processo creativo se si svolge in un clima di relax e amicizia.

Da quando ti conosco, tutto di te mi ricorda la Francia: il tuo stile, la tua allure, il modo nel quale ti muovi, tuo marito. Come mai hai scelto di vivere a Milano?
Ho preso questa decisione perché dieci anni fa a Parigi erano anni un po’ grigi, non so perché ma c’era una strana atmosfera… poi, anche da modella, io ho sempre amato venire a lavorare a Milano. Penso di essere stata l’unica pazza a cui piaceva venire qui a sfilare. Questa città mi ricorda Tallinn, con i suoi tram, un po’ calma e un po’ provinciale nel senso positivo del termine. New York e Parigi mi piacciono ma a piccole dosi, come se fossi una turista. Volevo inoltre avere una figlia e volevo che nascesse qua. Amo la lingua, la qualità della vita e mi piace vivere in un paese con una storia e una cultura così ricca.

Un ricordo speciale nella tua carriera di modella?
Un viaggio che ho fatto in una lontanissima isola del Malawi. Il fatto che fosse così lontana e difficile da raggiungere ha reso tutto molto speciale e magico. Così come era magica l’aria che si respirava quando sfilavo per Dior.

Raccontami un ricordo speciale riguardo la creazione del tuo brand
Il momento più bello è stato quando una delle tante aziende che ho incontrato mi ha detto che voleva sostenere il mio progetto non solo per tre anni, il minimo che io chiedevo, ma per cinque anni o ancora di più. È bellissimo trovare qualcuno che ti dà fiducia e a cui piace quello che fai. Per me le scarpe sono come figlie quindi è molto importante trovare le persone giuste con cui realizzarle.

Per quale designer vorresti essere la musa?
Alber Elbaz. Possiede uno stile francese, pur non essendo nato in Francia. Uno stile molto femminile, lui capisce esattamente cosa vogliono le donne.

Hai una musa?
Le donne che osservo camminare in strada e le mie amiche che mi aggiornano costantemente su cosa vogliono. Mi piace pensare, inoltre, che grazie alle mie clienti giapponesi che calzano il numero 35 anche mia figlia di otto anni può indossare le mie scarpe.

Secondo te, chi è il re/la regina delle calzature?
In passato, direi Roger Vivier. Oggi mi piace molto Gianvito Rossi. Lui ha uno stile molto classico e femminile e aggiunge tocchi di modernità tramite il colore e i materiale. La qualità è eccellente.

C’è qualcosa che non indosseresti mai?
Bene, come detto prima, non indosserei scarpe firmate da altri designer.