MODA E FEMMINILITÀ: STORIE DI SUCCESSO E POTERE

Run a fashion magazine is a difficult task, not everyone has the specific characteristics to be successful and to handle it. Seven women ran Vogue, in more than a century of history; three of them are mostly known for the attitude, style and impossible demands. Edna Woolman Chase, Diana Vreeland and Anna Wintour: a journey through the aisles of American Vogue Dirigere un giornale di moda è impresa ardua, non tutti hanno le caratteristiche necessarie per avere successo e potercela fare. Sette donne hanno diretto Vogue Us, in più di un secolo di storia; tre di loro vengono ricordate per il carattere, lo stile e le richieste impossibili. Edna Woolman Chase, Diana Vreeland e Anna Wintour: viaggio nei corridoi di redazione di Vogue America

“Details of your incompetence do not interest me”. “Where is that piece of paper I had in my hand yesterday morning?” But why is no-one ready?”

How can anyone forget the impossible demands made on her assistants by that devil that wears Prada? The character of Miranda Priestly is freely inspired by many women fashion editors (and one in particular) who have absurd expectations and behave in a bizarre way, sowing terror in the corridors of editorial offices.

Woman, fashion and power: the perfect mix in order to be feared and respected.

There are seven women who have accepted the challenge to edit Vogue US in over a century, but three of them have become famous, not only for the important position they have held, but also for their less than affable characters.

Edna Woolman Chase, the editor from 1914 to 1951, was an exacting woman who passed pitiless and insulting judgements. Working for Vogue meant representing Vogue, and for this reason she imposed a dress code on her fellow women collaborators: black silk stockings, white gloves and a hat. Open-toed shoes were banned.

The story goes that she criticised a woman journalist who had attempted suicide by jumping onto the subway lines, emphasising that, “If we really must, we take sleeping pills”. Attentive to every detail, she tolerated no mistakes and did not hesitate to make vitriolic comments, tenaciously driving forward her ideas.

A revolution exploded with Diana Vreeland. She was editor from 1963 to 1971: a relatively brief period, but more than enough to ensure that she became a milestone for Vogue.

Her life was eccentric and irreverent. A brilliant interpreter of her epoch, Vreeland discovered unusual girls, with particular faces and an underweight look (Twiggy and Penelope Tree are her creatures), and she completely disrupted the traditions of the magazine. She burst in and out of offices, dragging with her hats, clothes, bags, assistants, photographers and models. She intervened in the styling, ferociously criticised any mistakes, even those made by the stylists, and made impossible demands. She, and only she, had to have the last word, and everyone, panic-stricken, tried to satisfy her caprices.

With the advent of the devil with the impeccable pageboy haircut and the sunglasses that were too dark to read anything from her eyes, Vogue US officially became the Fashion Bible. And if Vogue was the Bible, Anna Wintour was a perfect female pope, endowed with boundless energy.

She didn’t expect to be liked, but just did her job; everything that appeared in Vogue had to have her permission. Her collaborators lived on the verge of a nervous breakdown, squeezed to the last drop to get the most out of them.

No skirt ever moved without her wanting it to; no fashion show could start without her presence. Editor-in-chief since 1988, even now Anna Wintour continues to edit the magazine with a glacial and impenetrable attitude.

Exacting and feared, the three women have contributed to the success of a magazine that dictates the trends, achieving professional success with tenacity and willpower

Editing a fashion magazine and having the trident in your hands means that you can’t always be loved, but the certainty of staying in the memory is assured. You don’t need to be nice at work, you need to achieve success, and if, by chance, you make a few enemies, that’s not so bad. Just because people like Wintour, Vreeland and Chase, have, to say the least, irritable characters, that doesn’t mean to say that they are not adorable people in their private lives.

“The truth is there is no-one that can do what I do” Miranda Priestly commented to her assistant. This conviction couldn’t be truer and we know that imagination is often not that far from reality.

Anna Wintour – photo credit: Eric Ryan

Diana Vreeland – photo credit: musei civici Veneziani

“I dettagli sulla tua incompetenza non m’interessano”, “Dove è quel foglio di carta che avevo in mano ieri mattina?”, “Ma perché nessuno è pronto?”. Come dimenticare le richieste impossibili fatte alle sue assistenti da quel diavolo che veste Prada?
Il personaggio di Miranda Priestly è liberamente ispirato a molte direttrici di moda (e a una in particolare), che hanno pretese assurde e si comportano in modo bizzarro, seminando terrore tra i corridoi delle redazioni.

Donna, moda e potere: mix perfetto per essere temuti e rispettati.

Sono sette le donne che, in più di un secolo, hanno raccolto la sfida di dirigere Vogue Us ma tre di loro sono diventate famose non solo per l’importante ruolo che ricoprivano ma anche per il carattere poco affabile.

Edna Woolman Chase, direttrice dal 1914 al 1951, era una donna esigente dai giudizi lapidari e spietati. Lavorare da Vogue significava rappresentare Vogue, per questo aveva imposto un dress code alle sue collaboratrici: calze di seta nera, guanti bianchi e cappello. Bandite le scarpe a punta aperta.
Leggenda narra che rimproverò una redattrice che aveva tentato il suicidio saltando sui binari di un treno, sottolineando che “Noi, se proprio dobbiamo, prendiamo dei sonniferi”. Attenta a ogni dettaglio, non giustificava nessun errore e non si tratteneva dal fare commenti al vetriolo, portando avanti le sue idee con tenacia.

Con Diana Vreeland, esplode una rivoluzione. Direttrice dal 1963 al 1971: periodo relativamente breve, ma più che sufficiente per farla diventare una pietra miliare di Vogue.
La sua esistenza è stata eccentrica e irriverente. Geniale interprete della sua epoca, la Vreeland ha scoperto ragazze insolite, dai volti particolari e con un look sottopeso (Twiggy e Penelope Tree sono sue creature), e ha completamente stravolto le tradizioni del magazine. Irrompeva dentro e fuori gli uffici trascinandosi dietro cappelli, abiti, borsette, assistenti, fotografi e modelle. Interveniva nello styling, criticava con ferocia gli errori, anche quelli degli stilisti, faceva richieste impossibili. Lei, e solo lei, doveva avere l’ultima parola, e tutti, in preda al panico, cercavano di esaudire i suoi capricci.

Con il diavolo dal caschetto impeccabile e occhiali da sole troppo scuri per leggere attraverso i suoi occhi, Vogue Us diventa ufficialmente la Bibbia della Moda. E se Vogue è la Bibbia, Anna Wintour è una papessa perfezionista, dotata d’inesauribile energia.
Non pretende di essere simpatica, fa solo il suo lavoro; tutto quello che appare su Vogue deve avere il suo nulla osta. I suoi collaboratori vivono sull’orlo di una crisi di nervi, spremuti fino all’ultima goccia per ottenere il massimo.
Non c’è gonna che non si muova senza il suo volere, non c’è sfilata che non inizi senza la sua presenza. Editor-in-chief dal 1988, Anna Wintour, ancora oggi, continua a dirigere la rivista con un’attitude glaciale e impenetrabile.

Esigenti e temute, le tre signore hanno contribuito al successo di una testata che detta le tendenze, raggiungendo la realizzazione professionale con tenacia e volontà.
Dirigere un giornale di moda e avere il forcone tra le mani. Non sempre si può essere amati, ma la certezza di rimanere impressi nella memoria è assicurata. Sul lavoro non bisogna essere simpatici, bisogna ottenere successi, e se per caso ci si crea qualche nemico, poco male.

Chi, come la Wintour, la Vreeland e la Chase, ha un carattere a dir poco spigoloso, non è detto non sia, nella vita privata, una persona adorabile.

“La verità è che non c’è nessuno che sappia fare il mio lavoro” chiosa Miranda Priestly alla sua assistente. Questa convinzione non può essere più veritiera, e si sa che, spesso, l’immaginazione non è poi così tanto lontana dalla realtà.

Anna Wintour – photo credit: Eric Ryan

Diana Vreeland – photo credit: musei civici Veneziani